Uno spunto utile per la tua Content Strategy

Uno spunto utile per la tua Content Strategy

Torniamo a scrivere dopo diverso tempo. Torniamo a farlo con un contenuto bomba.

L’articolo che stai andando a leggere è composto da un processo che ti aiuterà a sviluppare, implementare e scalare la tua strategia content.

Lo scopo è quello di fornire una panoramica delle diverse fasi di sviluppo di una content strategy. Figo no?
Piccola premessa.
Non preoccuparti se nella vita non ti occupi di questo, cercheremo di esser il più chiari possibile e soprattutto di riassumere in questo scritto alcune delle best practices imparate sul campo e che tutt’oggi sfruttiamo per la comunicazione di Enzima – ora che te l’abbiamo detto approfittane per seguirci su Instagram & Youtube, li sforniamo i nostri contenuti top.
Le fasi in questione sono 5 e così suddivise:
  • Pianificazione
  • Valutazione
  • Analisi
  • Sviluppo
  • Mantenere

Fase 1: Pianifica il tuo successo!

Questa prima di pianificazione fase include 3 attività core, ossia:
1) Scelta del modello di governance per i contenuti: Questo step definisce come il contenuto viene creato, chi farà parte del processo e quali saranno i flussi di lavoro. I modelli esistenti sono centralizzato, ibrido o decentralizzato (a seconda delle persone coinvolte e la grandezza dell’organizzazione per cui si sta lavorando)

2) Interviste con le parti interessate: Lo scopo di questo passo è quello di comprendere il contesto completo. Chi crea i contenuti, chi li rivede, chi li approva, dove vengono archiviati e gestiti i contenuti e quali sono i processi in corso. Qui si vuole anche identificare quali sono le lacune e i punti deboli così da rendere chiari gli obiettivi di business. Al termine di questa fase gli obiettivi dovranno esser chiari per chiunque sia coinvolto.

3) Sviluppa la roadmap dei tuoi contenuti: Visto il punto precedente ora dovresti avere un’idea chiara di quali sono gli obiettivi di contenuto e cosa volete raggiungere. La roadmap servirà a fornire la tempistica di tutte le attività relative ai contenuti e chiarirà quali sono gli output.

Fase 2: Valuta e metti le mani in pasta!

Questa prima fase di valutazione include 6 attività core, quali:
1) Customer experience: Come vive l’utente i nostri contenuti? Siamo in grado di soddisfare le aspettative degli utenti? Quali sono i punti deboli? I nostri content goals sono in linea con le esigenze e le content preferences dei nostri utenti target? L’user journey ha senso? Sono un po’ le domande da farsi, ma una volta ottenuta risposta sarà tutto in discesa 😉

2) Inventario dei contenuti: Lo scopo dell’inventario è quello di fornire un quadro completo di contenuti che l’azienda possiede. Se è troppo ampio, è possibile restringere il campo di applicazione ad un solo dipartimento o tipo di contenuto per iniziare.

3) Content audit: 3. A differenza dell’inventario, l’audit si concentra sulla qualità, non sulla quantità del contenuto. Quindi, una volta che l’inventario è pronto, è possibile ampliarlo lavorando all’analisi qualitativa. Questo aiuterà a identificare i contenuti che necessitano di miglioramenti.

4) Analisi dei competitor: Che tipo di contenuti stanno creando i miei competitor? Il tuo utente target vede un tuo competitor come potenziale leader della tua stessa nicchia? Ci sono dei pain points degli utenti di cui il tuo competitor non si sta preoccupando? Ci sono formati di contenuto che performano meglio per i tuoi competitor? Piccola tips, parti con 3-5 competitor per capire il quadro iniziale, non serve fare un’analisi super corposa.

5) Identificazione del content gap: I risultati di tutti i punti precedenti servono come base per l’analisi dei gap di contenuto. Lo scopo di questo passo è quello di dare una direzione e di aiutare a decidere su cosa lavorare e cosa invece va saltato per il momento. Inoltre, l’analisi dei gap dovrebbe aiutare a vedere più chiaramente i punti deboli dei vostri processi e le eventuali zone/aree di sperimentazione.
 
6) Documento di strategia del contenuto: Tutti i punti percorsi finora dovrebbero – il mio è un suggerimento – essere inclusi o citati nel documento di strategia dei contenuti, che è l’output finale di questa seconda fase. Diciamo una sorta di piccolo recap 🙂

Fase 3: Analizza e tieniti forte!

Nelle prime due fasi, abbiamo scherzato. Si è guardato alla situazione attuale per vedere da dove si sta partendo, con cosa si sta lavorando e dove si vuole arrivare con i contenuti che saranno sfornati. Le fasi successive invece si concentrano sulla definizione della direzione da prendere per il futuro e sulla sua execution. Questo riguarda gli aspetti pratici come la struttura del contenuto, la stesura, la produzione, la gestione, l’obiettivo di indirizzamento e così via.
 
Questo step è stato cruciale e lo è tuttora soprattutto per il nostro podcast Molecole Digitali – come saprai YouTube non è una piattaforma semplice. I punti più importanti di questa fase sono:
1) Personas e user journey: Fino ad ora si sono esaminati quali contenuti si hanno a disposizione e come essi influiscono sugli utenti, ma non si è ancora parlato dei nostri utenti target. Ora è il momento in cui si decide chi vogliamo effettivamente che ci ascolti d’ora in poi. Inoltre, in questa fase, si esamina l’user journey dell’utente, da non scordare. Trovi ottime risorse per le tue personas QUI (la fonte è più che attendibile).

2) Content mapping: In questo step ci si concentra su quali contenuti devono essere “consegnati” agli utenti nelle diverse fasi del funnel/user journey. Qui si dovrebbe già sapere che tipo di format di contenuti si intende creare e come ognuno di essi debba esser pubblicato. Nel processo di content mapping ci si concentra meno sulla parte tecnica e più sull’esperienza dell’utente tenendo conto degli obiettivi che sono stati stabiliti.

3) Sviluppo della tassonomia (può’ essere complicato lo so): Il piano di tassonomia o piano dei metadata fornisce le linee guida per fornire contenuti personalizzati sui canali su cui si vuole comparire. Contribuisce a rendere i processi interni migliori – soprattutto per quanto riguarda la reperibilità dei contenuti. “Taggando” i contenuti e i tuoi asset si evita facilmente la duplicazione e i contenuti da usare saranno facilmente trovabili. Trovi altre info utili sul tema della tassonomia QUI.

 

Fase 4: Sei pronto? Si sviluppa.

Abbiamo visto fase 1,2 e 3. Questa però è forse la parte più divertente e creativa di questa storiella a tema content. Questo perché una content strategy che si rispetti deve chiarire il tono di voce, i canali, deve includere il lifecycle process (all’inizio pensavo fosse una parolaccia anche io), il calendario di creazione e distribuzione dei tuoi contenuti. Le cose a cui devi lavorare sono:
 
1) Sviluppo delle linee guida: Tono di voce, brand image e posizionamento.
 
2) Tipologia di contenuti e matrici dei canali: Quale tipo di contenuto verrà pubblicato? Su quale canale? E come avverrà? Userai tool di terze parti – come Buffer, Onlypult, Hootsuite? Chi è il responsabile di queste azioni? Chi viene coinvolto nella fase operativa?
 
3) Lifecycle process content o processo del ciclo di vita dei contenuti: Dall’ideazione alla pubblicazione, mantenere il contenuto, tutti i workflow devono essere riportati nel documento della content strategy e resi accessibili a tutto il team coinvolto.
 
4) Calendario di creazione e distribuzione dei contenuti: Dovresti sapere a cosa mi riferisco e qualora non lo sapessi, trovi QUI un ottimo template che utilizziamo anche noi di Enzima.
 
5) Metriche di performance dei contenuti: Esse variano ovviamente in base allo step del funnel su cui si sta lavorando. Ciò che obbligatorio è tenerle quotidianamente sottocchio e prendere decisioni che rispecchiano ciò che i dati riportano.

Fase 5: Il duro lavoro è stato fatto. Ora si mantiene sano il contenuto.

Una volta che sei arrivato qui non puoi mollare. Ci sono due ultime cose che devi fare per far si che i contenuti che hai pensato, prodotto e pubblicato non passino in cavalleria e non vengano più tracciati. A seconda della piattaforma di analisi utilizzata, è possibile creare report e dashboard che aiutino ad interpretare le performance dei contenuti ed estrapolare così informazioni utili. Allora per concludere:
 
1)Analisi del contenuto e report: L’analisi dei contenuti è fondamentale per capire cosa è andato e cosa no nei contenuti pubblicati. Creare dashboard e report datati e taggati con precisione permettono di avere uno storico su cui fare affidamento. Questo step è davvero importante. Comunque in Enzima da qualche mese usiamo Oviond pagandolo lifetime su AppSumo <100 euro – non becchiamo un euro per promuoverlo, è effettivamente un ottimo tool 🙂
 
2) Ottimizzazione del contenuto: Solitamente si ottimizza quando si crea una nuova pagina/articolo o quando una pagina/articolo stanno performando male – ti puoi concentrare su due cose nello specifico, sul traffico o sulle conversioni. Per quanto riguarda i contenuti social ci stanno miliardi di fattori che possono esser ottimizzati attraverso a/b test (immagine, copy ecc..)
 
Ora, quello che avevamo da dirti te l’abbiamo detto facendo così il nostro. Devi fare il tuo anche tu.
Come?
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